Qualche tempo fa eravamo seduti a tavola e stavamo studiando di menù sul calendario della scuola. "Oggi c'era arancia a merenda!" mi dice, e io conoscendo i suoi gusti (praticamente credo sia convinta di essere allergica a qualsiasi tipo di frutto le chiedo "e tu l'hai mangiata?" Titubanza "No" Pausa "mi è caduta nel bidone" "Come è caduta nel bidone?"
Ora non è che io creda che non sia possibile che degli oggetti all'apparenza inanimati si gettino di propria iniziativa incontro alla morte (sono stata testimone del suicidio del nostro telecomando dentro il lavandino pieno di schiuma) solo che volevo vederci un po' più chiaro.
"Mi è caduta mentre la stavo mangiando" Sul bidone?
"La stavo buttando e è caduta" Più credibile in effetti.
La volevo buttare, poi ci ho ripensato ma poi è caduta""Cosa!?!??!!
Non è che abbia grosse regole, ci si rotola al parco, non importa se si salta la cena, non sono assillante, ma una cosa è sicura "il cibo non si spreca". L'ho sgridata, poi l'ho sgridata, poi l'ho sgridata ancora. Poi nel dubbio l'ho sgridata un'altra volta. Perché non importa se salta la merenda e se la frutta non la vuole mangiare, ma almeno la deve portare a casa, che la mangia suo fratello.
Un paio di giorni dopo udienze, e sono entrata carica, pronta a recitare il mea culpa ammettendo di non essere riuscita a inculcare a mia figlia il giusto amore per la il cibo e soprattutto evitare ogni tipo di spreco. Non riesco neanche a finire il discorso che appena dico la parola "frutta" le maestre mi guardano con sguardo colpevole esclamando "Non è colpa nostra" cosa? "noi non possiamo fare niente"cosa? "solo voi genitori potreste fare qualcosa" cosa??
La frutta della merenda è pessima: arance marmoree, mele acide (e suvvia siamo a Trento, le mele sono di casa!!), i kiwi compatti come una piccola pietra e le banane, le uniche amate da tutti i bambini, praticamente inesistenti. Come se non bastasse, il tanto desiderato budino che compare occasionalmente è messo in coppette di plastica mezza colata a causa del calore.
E la situazione non è così solo nella nostra scuola, ma in tutte quelle della regione e pare anche in case di riposo e altre strutture che si affidano a questo servizio, Costa poco, pare.
Il brutto è che non ho ancora capito se possiamo fare qualcosa oppure no, d'altra parte è un appalto provinciale, ma se qualcuno sapesse come muoversi me lo potrebbe far sapere?
mercoledì 8 aprile 2015
martedì 3 marzo 2015
Anni '80, Memole e il mistero della borsa piovuta dal cielo
Per colpa di Stefano Piffer che ho incontrato settimana scorsa negli studi di Radio Dolomiti (che un tempo trasmetteva dalla casa davanti alla mia e mia mamma ascoltava per una specie di campanilismo) mi sono ritrovata a pensare ai cari vecchi cartoni animati degli anni 80.
C'era una puntata in cui Memole confeziona faticosamente una borsetta per Mariel, con le dovute proporzioni è come se io mi mettessi a cucire il pallone di una mongolfiera, ma tantì'è, lei ci riesce e fa pure un bel lavoro, mica come me che non riesco neanche ad attaccare un bottone! Ma come fa a portarlo a Mariel? La risposta arriva dalla sarta del villaggio che le spiega come fare le pieghe a pacchetto. E io che credevo che la Komdo avesse scoperto una cosa rivoluzionaria, invece è un chiaro esempio di plagio.
Come in ogni cartone che si rispetti però, c'è il colpo di scena: un'aquila, un colpo vento, un attacco di narcolessia (non ricordo) e il gufo che trasporta Memole a casa di Mariel rischia di precipitare (Huston, abbiamo un problema) e il fagottino cade in terra. Proprio nel cortile di Mariel, proprio in testa al boscaiolo/giardiniere della villa che, trovato questo pacchetti grande 2x3 centimetri (Komdo scansati!) lo raccoglie, lo osserva, si guarda intorno e decide di indire una riunione straordinaria con la signorina Rottermeier II. La quale, gli ordina di bruciare l'oggetto estraneo. Così il buon giardiniere si ritrova intento, in una scena ricca di pathos, ad accendere un falò in giardino per incenerire una cosa grande come un pacchetto di cerini.
D'altra parte, chi non lo farebbe?
Tranquilli però, la stoffa della borsetta è di materiale ignifugo, e dopo essere passata indenne attraverso il fuoco della devastazione, viene consegnata, senza una minima bruciatura (o una traccia di cenere) a Mariel.
Che, incurante del fatto, che ai tempi gli acquisti su e-bay non fossero ancora così gettonati, sfoggia la sua borsetta fregandosene della logica domanda che le potrebbe venire posta "ma quella cosa... da dove caspita arriva?"
Perché? Perché Stefano ha prodotto (che termine di hollywoodiana memoria!) una serie di video da 5 minuti in cui racconta le scene salienti dei cartoni animati degli anni 80. Sono come le ciliegie: uno tira l'altro, non commettete l'errore di iniziare a guardarli! Anzi si commettetelo, che ne vale la pena!
Poi è un trentino come me, e lo ho scoperto grazie alle mie innate doti investigative e soprattutto ai vari indizi disseminati nei suoi video: diciamo la verità, Trento non è esattamente una metropoli, e se una persona la nomina tanto spesso o ci vive o ha dei gravi problemi. Ottime capacità deduttive, non trovate?
Fatto è che guardando e scrivendo sugli anni '80, mi è tornata in mente una puntata di Memole dolce Memole. La ricordate vero? Quel folletto, con i piedi a monodito centrale
che con la sua astronave viene catapultato sulla terra e fa amicizia con una bambina malaticcia di nome Mariel che ha come (tata? governante? Domestica? Dama di compagnia?) la sorella acida della signorina Rottermeier? Ecco lei.
che con la sua astronave viene catapultato sulla terra e fa amicizia con una bambina malaticcia di nome Mariel che ha come (tata? governante? Domestica? Dama di compagnia?) la sorella acida della signorina Rottermeier? Ecco lei.
C'era una puntata in cui Memole confeziona faticosamente una borsetta per Mariel, con le dovute proporzioni è come se io mi mettessi a cucire il pallone di una mongolfiera, ma tantì'è, lei ci riesce e fa pure un bel lavoro, mica come me che non riesco neanche ad attaccare un bottone! Ma come fa a portarlo a Mariel? La risposta arriva dalla sarta del villaggio che le spiega come fare le pieghe a pacchetto. E io che credevo che la Komdo avesse scoperto una cosa rivoluzionaria, invece è un chiaro esempio di plagio.
Come in ogni cartone che si rispetti però, c'è il colpo di scena: un'aquila, un colpo vento, un attacco di narcolessia (non ricordo) e il gufo che trasporta Memole a casa di Mariel rischia di precipitare (Huston, abbiamo un problema) e il fagottino cade in terra. Proprio nel cortile di Mariel, proprio in testa al boscaiolo/giardiniere della villa che, trovato questo pacchetti grande 2x3 centimetri (Komdo scansati!) lo raccoglie, lo osserva, si guarda intorno e decide di indire una riunione straordinaria con la signorina Rottermeier II. La quale, gli ordina di bruciare l'oggetto estraneo. Così il buon giardiniere si ritrova intento, in una scena ricca di pathos, ad accendere un falò in giardino per incenerire una cosa grande come un pacchetto di cerini.
D'altra parte, chi non lo farebbe?
Tranquilli però, la stoffa della borsetta è di materiale ignifugo, e dopo essere passata indenne attraverso il fuoco della devastazione, viene consegnata, senza una minima bruciatura (o una traccia di cenere) a Mariel.
Che, incurante del fatto, che ai tempi gli acquisti su e-bay non fossero ancora così gettonati, sfoggia la sua borsetta fregandosene della logica domanda che le potrebbe venire posta "ma quella cosa... da dove caspita arriva?"
mercoledì 27 agosto 2014
Caro comune.... ci ridai il nostro parco?
Questa voleva essere una lettera aperta sul sito del comune di Trento, ma purtroppo non trovo più la sezione, quindi scrivo qui, consapevole che una lettera privata andrebbe persa, misteriosamente sparita e non troverebbe una risposta.
Scrivo in merito al parco di Melta, quello grande bello, quello che si sta espandendo costruendo una ciclabile e un altro lotto che non voglio neanche sapere quanto verrà a costare a noi cittadini.
Era un bel parco, con i parcheggi protetti da sbarre che impedivano l'ingresso a grossi mezzi, camper e roulotte, poi circa 3 mesi fa queste sbarre nel parcheggio sono state tolte per dei lavori e mai più rimesse.
Così il parcheggio è stato occupato da camper e roulotte (non ho idea della provenienza dei proprietari di tali roulotte, perché sinceramente non mi sono mai soffermata a chiedere).
Quello che so è che il parco si sta spopolando, che le mamme hanno paura, che gli occupanti di questi mezzi usano e sporcano il bagno, prendono l'acqua della fontanella e scaricano i loro rifiuti (solidi e liquidi) dove dovrebbero giocare i nostri bambini.
Un paio di vigili interpellati da noi genitori e dagli abitanti della zona hanno detto di avere le mani legate e di non poter fare nulla. Quindi chiedo alle nostre istituzioni di difendere il diritto di gioco dei nostri bambini.
Il degrado del parco è costante, e visto che io lo considero parte integrante della mia vita cittadina mi dispiace enormemente.
Chiedo alle istituzioni: quanto costa rimettere la sbarra al parcheggio? Siamo consapevoli che ci sono altre spese in programma (come ad esempio il meraviglioso laghetto del parco che farà la felicità di tutte le zanzare della zona) siamo quindi anche disposti ad organizzare una raccolta per finanziare la spesa.
Credo che abbiamo tutti un'euro da investire nella sicurezza del nostro parco.
Trovo ironico che in vari angoli del parco siano comparsi dei cartelli che incitano alla cura dei nostri giardini e in concomitanza non si tuteli chi il parco lo frequenta.
Passo per schizzinosa se dico che vedere bambini che usano i giochi senza biancheria intima mi fa venire voglia di abbandonare il parco? Penso di no, perché è quello che è successo: il parco sta per essere abbandonato dai suoi frequentatori abituali.
E' un parco che noi della zona amiamo molto, è un parco vivo dove i nostri bambini crescono insieme e dove interagiscono finita la scuola nelle giornate di sole.
Mi spiacerebbe doverlo abbandonare.
Le domande che mi pongo e che hanno, credo, diritto ad una risposta sono le seguenti:
1.Quanto costa una sbarra e perché non è stata rimessa?
2. perché se io apro la finestra del mio camper sotto casa per poterlo riempire per le ferie senza soffocare dentro arriva polizia, carabinieri, finanza e gli Avengers a controllare cosa sto combinando?
3. QUANTO COSTA QUELLA CAVOLO DI SBARRA?!?!?!?!?!?!?!?!!?
Grazie per la disponibilità
Stefania
Scrivo in merito al parco di Melta, quello grande bello, quello che si sta espandendo costruendo una ciclabile e un altro lotto che non voglio neanche sapere quanto verrà a costare a noi cittadini.
Era un bel parco, con i parcheggi protetti da sbarre che impedivano l'ingresso a grossi mezzi, camper e roulotte, poi circa 3 mesi fa queste sbarre nel parcheggio sono state tolte per dei lavori e mai più rimesse.
Così il parcheggio è stato occupato da camper e roulotte (non ho idea della provenienza dei proprietari di tali roulotte, perché sinceramente non mi sono mai soffermata a chiedere).
Quello che so è che il parco si sta spopolando, che le mamme hanno paura, che gli occupanti di questi mezzi usano e sporcano il bagno, prendono l'acqua della fontanella e scaricano i loro rifiuti (solidi e liquidi) dove dovrebbero giocare i nostri bambini.
Un paio di vigili interpellati da noi genitori e dagli abitanti della zona hanno detto di avere le mani legate e di non poter fare nulla. Quindi chiedo alle nostre istituzioni di difendere il diritto di gioco dei nostri bambini.
Il degrado del parco è costante, e visto che io lo considero parte integrante della mia vita cittadina mi dispiace enormemente.
Chiedo alle istituzioni: quanto costa rimettere la sbarra al parcheggio? Siamo consapevoli che ci sono altre spese in programma (come ad esempio il meraviglioso laghetto del parco che farà la felicità di tutte le zanzare della zona) siamo quindi anche disposti ad organizzare una raccolta per finanziare la spesa.
Credo che abbiamo tutti un'euro da investire nella sicurezza del nostro parco.
Trovo ironico che in vari angoli del parco siano comparsi dei cartelli che incitano alla cura dei nostri giardini e in concomitanza non si tuteli chi il parco lo frequenta.
Passo per schizzinosa se dico che vedere bambini che usano i giochi senza biancheria intima mi fa venire voglia di abbandonare il parco? Penso di no, perché è quello che è successo: il parco sta per essere abbandonato dai suoi frequentatori abituali.
E' un parco che noi della zona amiamo molto, è un parco vivo dove i nostri bambini crescono insieme e dove interagiscono finita la scuola nelle giornate di sole.
Mi spiacerebbe doverlo abbandonare.
Le domande che mi pongo e che hanno, credo, diritto ad una risposta sono le seguenti:
1.Quanto costa una sbarra e perché non è stata rimessa?
2. perché se io apro la finestra del mio camper sotto casa per poterlo riempire per le ferie senza soffocare dentro arriva polizia, carabinieri, finanza e gli Avengers a controllare cosa sto combinando?
3. QUANTO COSTA QUELLA CAVOLO DI SBARRA?!?!?!?!?!?!?!?!!?
Grazie per la disponibilità
Stefania
martedì 8 aprile 2014
Sei diverso, troppo diverso... ma forse anche no. Pensieri sull'intercultura
Tendo ad avere le mie idee e a difenderle, per questo ci sono una serie di persona a cui sto, per usare un francesismo, diversamente simpatica. A volte questa consapevolezza mi porta a dei veri e propri attacchi di panico e mi chiedo se non sia il caso di cambiare, diventare più pacata, meno impulsiva... D'altra parte non esiste un solo motivo valido per cui chiunque deve sapere come la penso su ogni argomento...
Forse... O forse a me sta bene così in fondo.
Quando leggo commenti che reputo sul filo del razzismo (e dicendo filo intendo che ci sguazzano in mezzo alla grande) non riesco a stare zitta, mi sale il nervoso. So che tacere sarebbe la scelta migliore ma non posso fare a meno di esporre il mio punto di vista. E il mio punto di vista è che da una persona che arriva dal Marocco, dalla Cina, dal Perù io non ci vedo nulla di diverso da me. No, ho detto male: ci vedo molto di diverso, le culture diverse dalla mia mi incuriosiscono, quindi mi ritrovo sempre a fare un mucchio di domande. E' stato grazie a queste domande che ho assaggiato il caffè arabo (estremamente speziato), cenato con un piatto tipico siriano a base di carne e noci (meraviglioso) e capito perché nell'islam non si può mangiare maiale ne bere vino.
Ho imparato da loro a essere meno assillante con i miei figli e ho capito che i loro litigi possono gestirli da soli. Mi sono ricordata che un ginocchio sbucciato non è una tragedia da evitare ma un importate passaggio di crescita.
Ho fatto domande scomode, ho chiesto dei mille aiuti che vengono millantati ma da quello che abbiamo capito sono gli stessi che hanno le famiglie italiane con uguale reddito. Forse mi hanno mentito. Forse. Ma a me piace pensare che sia così davvero: tendo a credere ad una persona che mi guarda negli occhi piuttosto che ad una chiacchiera su un social network.
E se fosse vero? Se davvero hanno degli aiuti che noi oriundi ci possiamo solo sognare? In quel caso le cose vanno cambiate ma senza perdere di vista che le leggi, chi decide, non è un disperato che arriva qui su un barcone. Chi decide sono le persone a cui fa comodo che noi ci facciamo la guerra tra di noi. Ci indigniamo pensando all'olocausto, alla tratta degli schiavi al comunismo russo ma non ci rendiamo conto che noi con i nostri vicini stiamo facendo la stessa cosa.
Forse... O forse a me sta bene così in fondo.
Quando leggo commenti che reputo sul filo del razzismo (e dicendo filo intendo che ci sguazzano in mezzo alla grande) non riesco a stare zitta, mi sale il nervoso. So che tacere sarebbe la scelta migliore ma non posso fare a meno di esporre il mio punto di vista. E il mio punto di vista è che da una persona che arriva dal Marocco, dalla Cina, dal Perù io non ci vedo nulla di diverso da me. No, ho detto male: ci vedo molto di diverso, le culture diverse dalla mia mi incuriosiscono, quindi mi ritrovo sempre a fare un mucchio di domande. E' stato grazie a queste domande che ho assaggiato il caffè arabo (estremamente speziato), cenato con un piatto tipico siriano a base di carne e noci (meraviglioso) e capito perché nell'islam non si può mangiare maiale ne bere vino.
Ho imparato da loro a essere meno assillante con i miei figli e ho capito che i loro litigi possono gestirli da soli. Mi sono ricordata che un ginocchio sbucciato non è una tragedia da evitare ma un importate passaggio di crescita.
Ho fatto domande scomode, ho chiesto dei mille aiuti che vengono millantati ma da quello che abbiamo capito sono gli stessi che hanno le famiglie italiane con uguale reddito. Forse mi hanno mentito. Forse. Ma a me piace pensare che sia così davvero: tendo a credere ad una persona che mi guarda negli occhi piuttosto che ad una chiacchiera su un social network.
E se fosse vero? Se davvero hanno degli aiuti che noi oriundi ci possiamo solo sognare? In quel caso le cose vanno cambiate ma senza perdere di vista che le leggi, chi decide, non è un disperato che arriva qui su un barcone. Chi decide sono le persone a cui fa comodo che noi ci facciamo la guerra tra di noi. Ci indigniamo pensando all'olocausto, alla tratta degli schiavi al comunismo russo ma non ci rendiamo conto che noi con i nostri vicini stiamo facendo la stessa cosa.
lunedì 7 aprile 2014
Cose che mi sono piaciute... Full Metal Alchemist.
Quando qualche mese fa Loris è arrivato e mi ha detto "potremmo guardarci Full metal Alchemist, mi dicono sia bello" ho nicchiato. Vagamente lo conoscevo, avevo visto qualche puntata anni addietro su MTV e non mi aveva colpito proprio per nulla.
Insomma, ho pensato, diamogli una possibilità. Ci ho messo un paio di puntate per innamorarmene, 4-5 per diventarne assolutamente dipendente. La storia d'amore c'è, ma è quella che si è creata tra 2 fratelli uniti da una grave perdita, un errore imperdonabile, e la ricerca di una soluzione.
Prima di tutto mancava una storia d'amore (come si fa a considerare qualcosa in cui non si parli d'amore?), e poi lo trovavo demenziale e violento: 2 caratteristiche che odio in qualsia si cosa che guardo, leggo o ascolto.
Ma d'altra parte come si fa a dire di no al marito che pur di farti contenta si è guardato con te tutto "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno" passandoti i fazzoletti, o si è guardato 3 volte "La sposa Cadavere" con il sottofondo di singhiozzi strozzati?
Insomma, ho pensato, diamogli una possibilità. Ci ho messo un paio di puntate per innamorarmene, 4-5 per diventarne assolutamente dipendente. La storia d'amore c'è, ma è quella che si è creata tra 2 fratelli uniti da una grave perdita, un errore imperdonabile, e la ricerca di una soluzione.
I protagonisti sono Edward (Ed) ed Alphonse (Al) Elric, che vivovo in un mondo parallelo in cui tutto si basa sull'alchimia. Quando, a causa di una malattia, la loro madre muore provano a riportarla in vita e questo costa una braccio ed un gamba ad Ed e l'intero corpo ad Al che si ritrova a vivere sigillato in un'armatura gigantesca. L'intera storia si svolge nella ricerca della Pietra Filosofale, l'unica cosa che possa farli tornare i ragazzi che erano. Per cercarla Ed decide di diventare "un cane dell'esercito".
Ecco, come può a me piacere una storia del genere? Eppure l'ho amata davvero. I personaggi sono reali: con paure debolezze, sogni infranti e speranze disilluse, eppure non si arrendono perché sanno di poter contare l'uno sull'altro. Si fanno forza e si sostengono per l'intera serie. Così mi sono ritrovata sempre più invischiata nelle loro avventure.
Sabato sera l'ultima puntata: tristezza infinita. Mi ha lasciato dentro quel vuoto che solo alcuni libri hanno saputo lasciarmi. Una vera meraviglia grafica con una storia che entra nel cuore.
giovedì 3 aprile 2014
25 voci e una sola canzone - Frozen - Il Regno di Ghiaccio
Frozen ha un posto speciale nel mio cuore, è il primo film che Samuel ha visto al cinema. E lo ha amato tantissimo.
Tutti noi ne siamo rimasti affascinati, e come potrebbe essere altrimenti? Le ambientazioni sono splendide, Elsa e Anna sono così reali che sembrano vive... e le canzoni... le canzoni wow. La Disney ci ha sa sempre abituato a canzoni talmente belle che ti entrano nel cuore per farlo brillare, ma Frozen, non so come dirlo a me ha scosso l'anima. (si lo so, a me basta poco, ma d'altra parte lo sapete).
Poi questo video e ascoltare la canzone di Elsa in 25 lingue del mondo da 25 donne diverse mi ha fatto sentire parte di qualcosa di bello. E' solo un video ed è solo una canzone, ma a me ha fatto questo effetto.
Samuel quando siamo andati in montagna non si è dato pace finché non abbiamo ammesso che si "in effetti stavamo proprio andando sulla montagna del Nord" per fortuna non ha insistito per incontrare Olaf e Sven non so come sarei riuscita a risolvere la cosa.
martedì 1 aprile 2014
Non è disordine...è un ordine diverso
Un servizio alle Iene di un paio di settimane fa, un articolo su uno di quei giornaletti che si ostina a comprare e a leggere mia mamma, uno di quelli pieni d gossip per capirci, quelli che hanno lo spessore di un pezzettino di carta igienica.
"Hanno portato via dei bambini a una famiglia perché la casa era in disordine" mi dice allarmata mia mamma. "Ma che vuoi che sia vero? Allora tre quarti delle mie amiche si vedrebbero arrivare gli assistenti sociali in casa!"
Anche se minimizzo e ci scherzo sopra questa cosa mi ha terrorizzato, mi rendo conto di guardare le istituzioni non come un valido aiuto ma come un nemico da evitare. La stessa cosa capitata con la logopedia: Ho tergiversato per un sacco di tempo (senza raccontarmi storie me ne sono accorta ai 2 anni che Samuel era indietro con il linguaggio) perché avevo paura di venir giudicata. Avevo paura che qualcuno mi dicesse che sono una pessima madre e che quindi i miei bambini sarebbero stati meglio da un'altra parte.
Ho vissuto con ansia la visita, e sebbene oggi, rassicurata dal fatto che la dottoressa che lo ha in cura continua a ripetermi che quanto sia un bambino felice, sereno, intelligente e ricettivo non posso fare a meno di sentirmi inquieta: avrei potuto fare di più? Potrei fare di più?
E se il postino entrando in casa vedesse il mucchietto di polvere in fondo al corridoio? E se la maestra un giorno mi chiedesse spiegazioni su quell'orribile maglietta irrimediabilmente macchiata che Gaia si ostina ad indossare? Per non parlare del disordine cronico che qui, ormai, è diventato un marchio di fabbrica. Per fortuna non riesco ad immaginare nessuno che, entrando in casa mia, debba aprire il mio armadio: verrebbe sommerso da una slavina di vestiti!
La realtà è che conosco pochissime persone ordinate, e non riesco a non considerare il loro comportamento compulsivo, gli ambienti sterili mi turbano... a meno che non mi trovo in ospedale o dal dentista. O a fare un tatuaggio... Insomma non in un appartamento dove ci vivono dei bambini.
Ma davvero è così facile che un bambino venga portato via? Il buon senso mi dice di no, poi la paranoia ha il sopravvento e non posso fare a meno che chiedermi "sono una brava mamma?" In realtà ci proviamo tutte ma tutte abbiamo i nostri limiti. Anche la mia, di mamma, ha fatto outing l'altro giorno "vi tenevo sotto una campana di vetro, non si poteva uscire se c'era vento, troppo sole, troppo freddo, troppo tutto." E se ha sbagliato lei come posso esserne immune io? Noi mamme siamo bestie strane, piene di dubbi e paure, ma nonostante tutto ci mettiamo un sacco di buona volontà.
In ogni caso la paura non mi ha ancora trasformato nella casalinga perfetta: i pavimenti sono perennemente da pulire, i giocattoli fanno ormai parte dell'arredamento, il fornello lo pulisco una volta alla settimana, e perdo le cose.
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