mercoledì 27 agosto 2014

Caro comune.... ci ridai il nostro parco?

Questa voleva essere una lettera aperta sul sito del comune di Trento, ma purtroppo non trovo più la sezione, quindi scrivo qui, consapevole che una lettera privata andrebbe persa, misteriosamente sparita e non troverebbe una risposta.
Scrivo in merito al parco di Melta, quello grande bello, quello che si sta espandendo costruendo una ciclabile e un altro lotto che non voglio neanche sapere quanto verrà a costare a noi cittadini.
Era un bel parco, con i parcheggi protetti da sbarre che impedivano l'ingresso a grossi mezzi, camper e roulotte, poi circa 3 mesi fa queste sbarre nel parcheggio sono state tolte per dei lavori e mai più rimesse.
Così il parcheggio è stato occupato da camper e roulotte (non ho idea della provenienza dei proprietari di tali roulotte, perché sinceramente non mi sono mai soffermata a chiedere).
Quello che so è che il parco si sta spopolando, che le mamme hanno paura, che gli occupanti di questi mezzi usano e sporcano il bagno, prendono l'acqua della fontanella e scaricano i loro rifiuti (solidi e liquidi) dove dovrebbero giocare i nostri bambini.
Un paio di vigili interpellati da noi genitori e dagli abitanti della zona hanno detto di avere le mani legate e di non poter fare nulla. Quindi chiedo alle nostre istituzioni di difendere il diritto di gioco dei nostri bambini.
Il degrado del parco è costante, e visto che io lo considero parte integrante della mia vita cittadina mi dispiace enormemente.
Chiedo alle istituzioni: quanto costa rimettere la sbarra al parcheggio? Siamo consapevoli che ci sono altre spese in programma (come ad esempio il meraviglioso laghetto del parco che farà la felicità di tutte le zanzare della zona) siamo quindi anche disposti ad organizzare una raccolta per finanziare la spesa.
Credo che abbiamo tutti un'euro da investire nella sicurezza del nostro parco.
Trovo ironico che in vari angoli del parco siano comparsi dei cartelli che incitano alla cura dei nostri giardini e in concomitanza non si tuteli chi il parco lo frequenta. 
Passo per schizzinosa se dico che vedere bambini che usano i giochi senza biancheria intima mi fa venire voglia di abbandonare il parco? Penso di no, perché è quello che è successo: il parco sta per essere abbandonato dai suoi frequentatori abituali.
E' un parco che noi della zona amiamo molto, è un parco vivo dove i nostri bambini crescono insieme e dove interagiscono finita la scuola nelle giornate di sole. 
Mi spiacerebbe doverlo abbandonare.
Le domande che mi pongo e che hanno, credo, diritto ad una risposta sono le seguenti:
1.Quanto costa una sbarra e perché non è stata rimessa?
2. perché se io apro la finestra del mio camper sotto casa per poterlo riempire per le ferie senza soffocare dentro arriva polizia, carabinieri, finanza e gli Avengers a controllare cosa sto combinando?
3. QUANTO COSTA QUELLA CAVOLO DI SBARRA?!?!?!?!?!?!?!?!!?

Grazie per la disponibilità
Stefania

martedì 8 aprile 2014

Sei diverso, troppo diverso... ma forse anche no. Pensieri sull'intercultura

Tendo ad avere le mie idee e a difenderle, per questo ci sono una serie di persona a cui sto, per usare un francesismo, diversamente simpatica. A volte questa consapevolezza mi porta a dei veri e propri attacchi di panico e mi chiedo se non sia il caso di cambiare, diventare più pacata, meno impulsiva... D'altra parte non esiste un solo motivo valido per cui chiunque deve sapere come la penso su ogni argomento... 

Forse... O forse a me sta bene così in fondo. 
Quando leggo commenti che reputo sul filo del razzismo (e dicendo filo intendo che ci sguazzano in mezzo alla grande) non riesco a stare zitta, mi sale il nervoso. So che tacere sarebbe la scelta migliore ma non posso fare a meno di esporre il mio punto di vista. E il mio punto di vista è che da una persona che arriva dal Marocco, dalla Cina, dal Perù io non ci vedo nulla di diverso da me. No, ho detto male: ci vedo molto di diverso, le culture diverse dalla mia mi incuriosiscono, quindi mi ritrovo sempre a fare un mucchio di domande. E' stato grazie a queste domande che ho assaggiato il caffè arabo (estremamente speziato), cenato con un piatto tipico siriano a base di carne e noci (meraviglioso) e capito perché nell'islam non si può mangiare maiale ne bere vino. 

Ho imparato da loro a essere meno assillante con i miei figli e ho capito che i loro litigi possono gestirli da soli. Mi sono ricordata che un ginocchio sbucciato non è una tragedia da evitare ma un importate passaggio di crescita.

Ho fatto domande scomode, ho chiesto dei mille aiuti che vengono millantati ma da quello che abbiamo capito sono gli stessi che hanno le famiglie italiane con uguale reddito. Forse mi hanno mentito. Forse. Ma a me piace pensare che sia così davvero: tendo a credere ad una persona che mi guarda negli occhi piuttosto che ad una chiacchiera su un social network.

E se fosse vero? Se davvero hanno degli aiuti che noi oriundi ci possiamo solo sognare? In quel caso le cose vanno cambiate ma senza perdere di vista che le leggi, chi decide, non è un disperato che arriva qui su un barcone. Chi decide sono le persone a cui fa comodo che noi ci facciamo la guerra tra di noi. Ci indigniamo pensando all'olocausto, alla tratta degli schiavi al comunismo russo ma non ci rendiamo conto che noi con i nostri vicini stiamo facendo la stessa cosa.

lunedì 7 aprile 2014

Cose che mi sono piaciute... Full Metal Alchemist.

Quando qualche mese fa Loris è arrivato e mi ha detto "potremmo guardarci Full metal Alchemist, mi dicono sia bello" ho nicchiato. Vagamente lo conoscevo, avevo visto qualche puntata anni addietro su MTV e non mi aveva colpito proprio per nulla. 

Prima di tutto mancava una storia d'amore (come si fa a considerare qualcosa in cui non si parli d'amore?), e poi lo trovavo demenziale e violento: 2 caratteristiche che odio in qualsia si cosa che guardo, leggo o ascolto.
Ma d'altra parte come si fa a dire di no al marito che pur di farti contenta si è guardato con te tutto "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno" passandoti i fazzoletti, o si è guardato 3 volte "La sposa Cadavere" con il sottofondo di singhiozzi strozzati?

Insomma, ho pensato, diamogli una possibilità. Ci ho messo un paio di puntate per innamorarmene, 4-5 per diventarne assolutamente dipendente. La storia d'amore c'è, ma è quella che si è creata tra 2 fratelli uniti da una grave perdita, un errore imperdonabile, e la ricerca di una soluzione. 

I protagonisti sono Edward (Ed) ed Alphonse (Al) Elric, che vivovo in un mondo parallelo in cui tutto si basa sull'alchimia. Quando, a causa di una malattia, la loro madre muore provano a riportarla in vita  e questo costa una braccio ed un gamba ad Ed e l'intero corpo ad Al che si ritrova a vivere sigillato in un'armatura gigantesca. L'intera storia si svolge nella ricerca della Pietra Filosofale, l'unica cosa che possa farli tornare i ragazzi che erano. Per cercarla Ed decide di diventare "un cane dell'esercito".

Ecco, come può a me piacere una storia del genere? Eppure l'ho amata davvero. I personaggi sono reali: con paure debolezze, sogni infranti e speranze disilluse, eppure non si arrendono perché sanno di poter contare l'uno sull'altro. Si fanno forza e si sostengono per l'intera serie. Così mi sono ritrovata sempre più invischiata nelle loro avventure.

Sabato sera l'ultima puntata: tristezza infinita. Mi ha lasciato dentro quel vuoto che solo alcuni libri hanno saputo lasciarmi. Una vera meraviglia grafica con una storia che entra nel cuore. 

giovedì 3 aprile 2014

25 voci e una sola canzone - Frozen - Il Regno di Ghiaccio



Frozen ha un posto speciale nel mio cuore, è il primo film che Samuel ha visto al cinema. E lo ha amato tantissimo. 

Tutti noi ne siamo rimasti affascinati, e come potrebbe essere altrimenti? Le ambientazioni sono splendide, Elsa e Anna sono così reali che sembrano vive... e le canzoni... le canzoni wow. La Disney ci ha sa sempre abituato a canzoni talmente belle che ti entrano nel cuore per farlo brillare, ma Frozen, non so come dirlo a me ha scosso l'anima. (si lo so, a me basta poco, ma d'altra parte lo sapete).

Poi questo video e ascoltare la canzone di Elsa in 25 lingue del mondo da 25 donne diverse mi ha fatto sentire parte di qualcosa di bello. E' solo un video ed è solo una canzone, ma a me ha fatto questo effetto.

Samuel quando siamo andati in montagna non si è dato pace finché non abbiamo ammesso che si "in effetti stavamo proprio andando sulla montagna del Nord" per fortuna non ha insistito per incontrare Olaf e Sven non so come sarei riuscita a risolvere la cosa.





martedì 1 aprile 2014

Non è disordine...è un ordine diverso


Un servizio alle Iene di un paio di settimane fa, un articolo su uno di quei giornaletti che si ostina a comprare e a leggere mia mamma, uno di quelli pieni d gossip per capirci, quelli che hanno lo spessore di un pezzettino di carta igienica. 

"Hanno portato via dei bambini a una famiglia perché la casa era in disordine" mi dice allarmata mia mamma. "Ma che vuoi che sia vero? Allora tre quarti delle mie amiche si vedrebbero arrivare gli assistenti sociali in casa!"

Anche se minimizzo e ci scherzo sopra questa cosa mi ha terrorizzato, mi rendo conto di guardare le istituzioni non come un valido aiuto ma come un nemico da evitare. La stessa cosa  capitata con la logopedia: Ho tergiversato per un sacco di tempo (senza raccontarmi storie me ne sono accorta ai 2 anni che Samuel era indietro con il linguaggio) perché avevo paura di venir giudicata. Avevo paura che qualcuno mi dicesse che sono una pessima madre e che quindi i miei bambini sarebbero stati meglio da un'altra parte.

Ho vissuto con ansia la visita, e sebbene oggi, rassicurata dal fatto che la dottoressa che lo ha in cura continua a ripetermi che quanto sia un bambino felice, sereno, intelligente e ricettivo non posso fare a meno di sentirmi inquieta: avrei potuto fare di più? Potrei fare di più?

E se il postino entrando in casa vedesse il mucchietto di polvere in fondo al corridoio? E se la maestra un giorno mi chiedesse spiegazioni su quell'orribile maglietta irrimediabilmente macchiata che Gaia si ostina ad indossare? Per non parlare del disordine cronico che qui, ormai, è diventato un marchio di fabbrica. Per fortuna non riesco ad immaginare nessuno che, entrando in casa mia, debba aprire il mio armadio: verrebbe sommerso da una slavina di vestiti!

La realtà è che conosco pochissime persone ordinate, e non riesco a non considerare il loro comportamento compulsivo, gli ambienti sterili mi turbano... a meno che non mi trovo in ospedale o dal dentista. O a fare un tatuaggio... Insomma non in un appartamento dove ci vivono dei bambini.

Ma davvero è così facile che un bambino venga portato via? Il buon senso mi dice di no, poi la paranoia ha il sopravvento e non posso fare a meno che chiedermi "sono una brava mamma?" In realtà ci proviamo tutte ma tutte abbiamo i nostri limiti. Anche la mia, di mamma, ha fatto outing l'altro giorno "vi tenevo sotto una campana di vetro, non si poteva uscire se c'era vento, troppo sole, troppo freddo, troppo tutto." E se ha sbagliato lei come posso esserne immune io? Noi mamme siamo bestie strane, piene di dubbi e paure, ma nonostante tutto ci mettiamo un sacco di buona volontà.

In ogni caso la paura non mi ha ancora trasformato nella casalinga perfetta: i pavimenti sono perennemente da pulire, i giocattoli fanno ormai parte dell'arredamento, il fornello lo pulisco una volta alla settimana, e perdo le cose.

lunedì 31 marzo 2014

Stephen King, I love you... Ma questo già lo sai!

In questo ultimo mese mi sono buttata in un'impresa titanica che avevo rimandato da troppo tempo: leggere It.

Lo so, è scandaloso che io, che ho dichiarato di amare (platonicamente) Stephen King alla follia non avessi mai letto il suo libro più famoso... Ho praticamente divorato qualsiasi cosa scritta da lui, ma It... It non ci sono mai riuscita.
  1. Ho visto il film millanta volte, di cui l'ultima credo una decina di anni fa e ancora la vista di un pagliaccio mi genera degli scompensi emotivi non indifferenti.
  2. la mole del libro mi ha sempre scoraggiato. Non parlo della lunghezza, parlo del peso, insomma io leggo soprattutto a letto e un libro che pesa quanto un'intera enciclopedia come lo reggevo? Già mi immaginavo con una costola incrinata al pronto soccorso. Dottore "Ma cosa le è successo?" "Ha niente, leggevo a letto e il libro mi è scivolato di mano". Poi è arrivato il Kindle (amore mio adorato) e questo problema lo abbiamo risolto.
Ecco insomma così un mese fa ho iniziato a leggere It. Sapevo che mi sarebbe piaciuto, sapevo che lo avrei amato, sapevo che sarebbe diventato uno dei miei libri preferiti... quello che non mi aspettavo era di trovare un libro così introspettivo, così vivo, così reale nel suo essere completamente irreale, che avrebbe cambiato totalmente il mio modo di vedere le cose. Stephen King ha superato sè stesso...

It non racconta solo di un mostro che terrorizza la città di Derry vestito da pagliaccio, racconta del viaggio di iniziazione verso l'età adulta di 7 bambini (e della loro capacità, poi, di ritrovare dentro di loro i bambini che erano stati). Racconta cosa vuol dire perdere qualcuno, lottare contro i propri demoni e come sconfiggerli. E racconta come siano importanti le seconde occasioni.

Insomma lo ho amato. Mi mancano una manciata di pagine per finirlo, conosco i finali di Stephen King, lasciano sempre quel gusto dolce amaro in bocca, ma so già che mi mancherà come mi manca un amico quando se ne va dopo aver passato tanto tempo insieme.


martedì 25 marzo 2014

Un pomeriggio di noia come altri...

Sono convinta che ci siano tutta una serie di messaggi che il nostro subconscio ci invia per farci sapere che si sta facendo qualcosa che non ci piace: tipo stare per 40 minuti a fissare una pagina.

O fare in un'ora e mezza un compito che, obiettivamente, richiede uno sforzo di concentrazione inferiore ai 10 minuti.

O mettersi a compilare un questionario di gradimento su un corso fatto. Un corso meraviglioso tra l'altro, tenuto da Valentina Vellucci sulla gestione del profilo delle pagine facebook (dovesse mai capitarvi l'occasione di partecipare ad un corso in cui fosse anche lei tra i relatori, coglietela al volo!) ma siamo sinceri: a chi piace compilare questionari di gradimento?

Vi accorgete che state facendo qualcosa che vi annoia in maniera mostruosa quando vi scoprite a pensare "toh la lavatrice ha finito, ora devo proprio stendere!"

O quando avete la malaugurata idea di aprire un link su facebook contrassegnato con la scritta "Il corto horror che vi farà dormire con la luce accesa". Ecco sui 2 minuti del video ne ho visti 10 secondi e stasera credo mi farò accompagnare in bagno dai miei figli.

Oppure potreste mettervi a scrivere un post assolutamente privo di senso: tipo questo. Giusto per dirne una.

Mi illudo che sia il mio subconscio che mi parla. Ma forse è solo il mio stomaco: visto che tra gli altri spicca anche il pensiero "guarda che in cucina ci sono i muffin avanzati dalla festa di compleanno a cui sei andata ieri...."

sabato 22 marzo 2014

Buongiorno mondo!

Mi sveglia un calcio nella pancia. Solo che non essendo incinta la cosa è tutt'altro che piacevole. Sento un respiro affannato accanto a me: Samuel ci è piombato nel letto a qualche ora della notte. Guardo l'ora le 6.00. Cavolo troppo tardi per riportarlo nel letto: se si sveglia non si riaddormenta più. Ma non posso neanche dormire così: Samuel si  è piazzato nel mezzo del mio cuscino.

Provo a spingerlo delicatamente da una parte in modo da riappropriarmi di un minimo spazio vitale. Ci riesco e torno a dormire. Dopo qualche minuto sento un paio di piedini che ciabattano verso il bagno, escono arrivano in camera. Una volta appurato che Samuel è li con noi dice: posso venire anche io? Lo spazio si restringe ancora un po', mi rigiro mi sistemo, tiro le coperte fin sopra le orecchie e chiudo gli occhi.

Arriva Tora e inizia a miagolare e camminare sopra Samuel. Lo spingo via. 

Gaia spinge giù le coperte. Le ritiro su.

Samuel spinge giù le coperte. Le ritiro su e mi ricopro le orecchie.

Poi una vocina dice "Andiamo a far colazione?" Sono le 6.30 di sabato mattina: col cavolo!

"Vai tu Gaia" Riesco a brontolare.

"Samuel vieni con me?"

"Siiii"

I bambini corrono fuori e ridacchiando arrivano in cucina. Io abbraccio L. pronta a tornare a dormire. 

Samuel arriva di corsa: "Mamma brioches!" La apro. Sam corre via.

Gaia arriva di corsa : "Mamma brioches!" La apro. Gaia corre via.

Samuel arriva: "Posso biscotti?" Si amore sono nel mobile.

Gaia arriva: "Mamma posso pane e Nutella?"

"No amore tra un po' adesso mamma e papà vorrebbero dormire.

"Va bene chiudo la porta così dormite" Adesso ti viene in mente?

Tora apre la porta miagolando.

Qui non si dorme, quasi quasi mi alzo.

Gaia arriva: "Mamma Papà posso dormire con voi?" Dopo colazione ti \viene in mente?

"No adesso ci alziamo!"

"Perché?

"Perché ormai ci avete svegliato!"

Buongiorno mondo!

venerdì 21 marzo 2014

A mia zia - Dance for a cure

Sono passati diversi mesi da quando mia cugina mi ha guardato e mi ha detto "ho deciso di organizzare una serata di beneficenza in ricordo della mamma. A lei sarebbe piaciuta."

A lei sarebbe piaciuto si. Sono passati già 10 anni da quel giorno di febbraio in cui ha perso la sua battaglia contro un tumore. Ma in questi 10 anni il ricordo di lei, di quello che è di quello che ci ha lasciato è rimasto vivo in chiunque l'abbia conosciuta. Mi manca. Mancano i suoi consigli, il suo sorriso, il modo che aveva di affrontare i problemi.

Si poteva organizzare una cosa banale come una messa in suo ricordo? Ovviamente no. Ed è per questo motivo che è nata questa serata, perché la ricerca contro il cancro è una cosa importante. Tanto si è fatto in questi anni ma ancora di più possiamo fare. Una cosa molto piccola che possiamo fare tutti è partecipare alla serata "Dance for a Cure".

Perché partecipare? Per poter fare qualcosa di concreto ma al tempo stesso divertente: vuoi mettere assistere a coreografie create da diverse scuole di danza, momenti di musica e tanto altro ancora? 

Mi rivolgo a tutti quelli che conosco, ma anche no: partecipate!!! Ci sarò anche io (evento del tutto non trascurabile: le mie uscite serali sono ridotte all'osso).

Mia cugina poi mi ha affidato un compito decisamente difficile: mi ha chiesto di scrivere una storia per raccontare il cancro. "che problema c'è?" è stata la mia prima reazione. Il fatto che poi il problema c'era eccome: come si racconta il cancro? Come si racconta una cosa che spaventa tantissimo? Con parole semplici ed è quello che ho provato a fare.

Tra l'altro penso di essere riuscita a far venire un embolo a mia cugina a Michela (che leggerà la storia) e a Stefano che ha collaborato con la realizzazione dell'evento: ho tergiversato fino all'ultimo minuto utile.
Vale hai visto che però ci sono riuscita?

Le ho promesso anche che avrei coinvolto più persone possibili alla serata. E le promesse a me piace rispettarle (magari in ritardo, ma le rispetto!) L'argomento è scomodo e la maggior parte delle persone girano gli occhi da un'altra parte appena lo sente nominare: meglio nascondere la testa sotto la sabbia che affrontarlo. Il fatto è che nascondersi non serve a nulla. Quindi sono qui, per dire "Si mi fai paura, ma ti affronto".

Allora a venerdì prossimo!!

Il costo del biglietto (acquistabile presso le biglietterie del Teatro Sociale e dell'Auditorium Santa Chiara e presso tutti gli sportelli delle Casse Rurali Trentine) è 10 euro, il ricavato della serata andrà interamente al progetto di ricerca.

Ps. Vale sono orgogliosa di te per quello che sei riuscita a realizzare!! Sei grande cuginetta!

giovedì 20 marzo 2014

Il post del ritorno... Credo!

Ci sono una serie di validi motivi per cui, un giorno di quasi 2 anni fa, ho deciso di abbandonare questo blog. 
Non li rinnego erano motivi validi! Mi hanno portato, passo dopo passo a fare il lavoro che sto facendo oggi, un lavoro che amo e che mi da tante, tantissime soddisfazioni, mi rende felice e mi ha permesso di conoscere persone meravigliose che mi accompagnano, mi sorreggono e che mi danno uno scossone nei momenti di crisi. 

Poi capita che incontro ancora oggi persone che mi chiedono "e il blog? Non ci scrivi più?" "Non ho tempo" è la mia risposta che non convince nessuno. Nemmeno me, alla fine volendo essere onesti, mi era passata la voglia di scrivere, avevo bisogno di stimoli nuovi e, scrivere per testate decisamente più famose del mio piccolo blog che non si fila nessuno, mi dava una scarica di adrenalina non indifferente.

Solo che poi mi sono accorta che non scrivevo più per me. Avevo perso completamente la spontaneità: se scrivi con qualcun altro è inevitabile che ti ritrovi a pensare "rappresenta anche il suo pensiero? Rappresenta l'ideologia della testata che mi ospita?" Sono io, mai direi qualcosa che non penso, ma sono sempre una "io" filtrata che di vede attraverso un reticolo di compromessi.

Da cui l'esigenza di riconquistare uno spazio che sia solamente, totalmente mio, che rappresenta solo me, nel bene e nel male: prendere o lasciare. Ho trovato tante persone bellissime lungo la strada, alcune le ho perse, ho fatto esperienze pessime che mi hanno segnato ma che mi hanno anche insegnato molto. In un certo senso sono più introspettiva di una volta, vorrei poter dire che sono anche una persona più sicura, in un certo senso è vero, anche se vivo costantemente in bilico tra le mie ansie e i miei slanci di entusiasmo.  Vivo in altalena e forse va bene così.

Ho imparato a credere un pochino di più in quello che sono, ho imparato che vabbeh, incontrerò sempre persone che mi diranno "ma è un lavoro? Davvero ti pagano?" Come se in realtà nella giornata non facessi altro che giocare a fare la donna in carriera. Faccio un lavoro nuovo, lavoro sul web, e si, vengo pagata per farlo. Tanto? Abbastanza, a volte penso che potrei fare di più, ma non mi va di sacrificare la mia famiglia, i miei figli, i pomeriggi con loro al parco, con qualche amico o semplicemente in cucina a preparare una torta (che poi tanto non lievita e viene buttata).

Una cosa che decisamente non ho imparato è creare un'impaginazione degna di nota: ci sto lavorando, per ora lo sfondo lo ha scelto mia figlia. Mi sarebbe piaciuto caricare un'immagine mia (e con le mie doti di fotografa sopraffina sai la meraviglia?) ma il pc oggi non carica le immagini, quindi mi accontento di essere riuscita a riesumare la password dal dimenticato mondo dei "farò" e di essere riuscita a caricare nella home le mie cose. Mi do una pacca sulla spalla da sola: sono stata brava.

Questa è la mia postazione di lavoro, presa dal divano (è la cosa rossa sfilacciata dai gatti che la usano come tiragraffi personale). Ecco io quando scrivo sono seduta li, o sono seduta sul divano, o sono in qualsiasi altro posto con un quaderno e una penna: cose che non mancano mai nella mia borsa.  

In questo blog (sto ancora pensando se cambiarci o no il nome, ne avevo uno strafighissimo tempo fa, che ovviamente mi sono dimenticata di segnare, sono quasi sicura di averlo anche detto a qualcuno, ma non ricordo chi: se ci sei fatti avanti!) non ci troverete verità assolute, o insomma si, troverete le mie verità assolute, e io, come sa mio marito L. mi sbaglio raramente (!), troverete i miei pensieri, le cose che vivo ogni giorno. Questo blog è soprattutto per la Tiranna e il Vichingo, un diario di quello che succede in questa pazza, folle famiglia.